Il Braille in Italia parla veneto

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Pubblicato il 19-02-2014

In anteprima, un articolo “dal territorio”.

Nella giornata nazionale del braille, che ricorre da sette anni il 21 febbraio, diventa evidente quanto la nostra regione sia un centro vitale di produzione e diffusione di questo mezzo di comunicazione. Il braille infatti è un sistema che permette ai non vedenti di accedere ai testi scritti, di qualsiasi tipo. Nato negli anni ’20 dell’Ottocento per opera di Louis Braille, il codice si basa su una cella di 6 punti impressi in rilievo sulla carta e letti con i polpastrelli delle dita; ad ogni lettera del nostro alfabeto corrisponde una combinazione di questi punti. Ma come ha fatto la realtà veneta a diventare tanto influente nel panorama italiano?

Il più grande centro stampa braille automatizzato, che pure si trova a Pomezia, è stato realizzato da Tiflosystem (www.tiflosystem.it), società che ha sede a Piombino Dese (Padova) e i cui fondatori Davide Cervellin, Lucia Guderzo ed Enzo Talamini nel 1980 avevano inaugurato a Treviso (con il contributo della Cassa di Risparmio) il primo centro informatizzato di stampa braille in Italia. La stessa azienda distribuisce il più avanzato note-taker del mercato mondiale, BrailleSense Mini, oltre a numerosi ausili tecnologici che permettono di muoversi nel mondo dell’informazione.

È veneta la Fondazione Lucia Guderzo, con sede a Loreggia (Padova), la quale tra le sue numerosissime attività di sensibilizzazione vanta anche il concorso Lucy Braille. È un concorso di lettura braille dal respiro nazionale, aperto a tutti gli studenti ciechi dalle primarie ai licei; dopo il successo dell’edizione tenuta a Roma lo scorso dicembre, quest’anno la terza edizione ha ottenuto il patrocinio del Ministero.

È veneta Sophigraphic (www.sophigraphic.com), impresa di Padova che facendo “rete” con la Fondazione realizza stampe braille e trascrizioni per software ad uso dei ciechi di testi scolastici (ma non solo) per gli istituti di ogni ordine e grado e per tutte le materie, fino alle università; la diffusione della conoscenza è la strada migliore per raggiungere l’autonomia ed il braille uno strumento insostituibile per la trasmissione del sapere.

Passando alle persone, è veneto Lorenzo Martini, programmatore non vedente che gira l’Italia per insegnare ad altri non vedenti l’uso dell’ultimo iPhone; partito dalla sua taverna, è in questi giorni a Milano, poi proseguirà per Torino, Genova… “La dipendenza da sintesi vocale, che ho già osservato tra i ciechi con i precedenti modelli di cellulari, si sta facendo oggi preoccupante, ed è per questo che nella giornata del braille voglio, oltre che affermarne l’insostituibilità, sostenere che proprio grazie a questi smartphone, facilmente interfacciabili con dei mini display tattili che ne esaltano le potenzialità, il braille può vivere una seconda primavera”.

Anche Giorgio Rigato, padovanissimo, analista informatico del gruppo Almaviva, usa e fa usare il braille: scrive documenti, codifica software, legge schermate, analizza contabilità… tutto attraverso gli ausili informatici che trasportano i testi in braille. “Per me il braille è un qualcosa che diventa quasi vitale” dice, “togliere il braille a me sarebbe come togliere carta e penna a chi vede”.

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