Vediamoci a Roma 2024

“VEDIAMOCI” ROMA 2024 – Seminario e Mostra
16 Febbraio 2024

Best Western Premier Hotel Royal Santina – Via Marsala 22 – Roma
Sala Bianca – Seminario: Soluzioni tecnologiche per l’autonomia delle persone con disabilità visiva
Sessione mattutina Coordina D.ssa Angela Lucinio, PhD Student, Dipartimento di Scienze della Formazione, Università degli Studi Roma Tre e Istituto Statale “Augusto Romagnoli” Roma

10.00 – Presentazione del documento programmatico della Fondazione Lucia Guderzo Giorgio Rigato, Collaboratore Tecnico Fondazione Lucia Guderzo
10.40 – Coloredo, Tutor e Mda: le tecnologie per l’apprendimento facile del Braille, riconoscere le forme e riprodurre tattilmente gli spazi
D.ssa Avoledo Caterina, Consulente informatica
11:30 – “Il libro inclusivo” a cura di Simona Silveri – casa editrice punti di vista –
11.50 – BrailleSense 6: La proposta coreana che aiuta le persone cieche a vivere senza barriere
Avv. Antonella Cappabianca – Dirigente ordine dei medici di Roma
12.20 – Discutiamone assieme: I tecnici rispondono
13.30 – Pausa Lunch

Sessione pomeridiana Coordina D.ssa Chiara Filippini, Tecnico Ausili Lega del Filo d’Oro

15.00 – Oltre l’ottica per vedere
D.ssa Giulia Stecca, Polo IO Vedo
15.30 – Gli strumenti elettronici per la lettura: Camera Zoom Ocr, Mano Edu, Maestro
Ing. Raffaele di Vaio, Soluzioni 104
16.10 – Envision Glass, un progetto in divenire
Rikardo Mehilli, Tiflosystem
16.30 – Discutiamone assieme: I tecnici rispondono

Sala Rachele – Mostra: Dalle ore 9.30 alle ore 17.30 esposizione e prova delle soluzioni tecnologiche, partecipano Tiflosystem s.r.l. tecnologie assistive, Soluzioni 104 s.r.l. tecnologie assistive, Puntidivista s.c.ar.l. libri tattili, Handy Systems Cooperativa Sociale Onlus giochi e libri tattili

Per il seminario, dato il numero limitato di posti disponibili è richiesta l’iscrizione entro venerdì 9 febbraio inviando una mail a segreteria@fondazioneluciaguderzo.it

Avviate le iscrizioni per il Campo Scuola Invernale 2024!

Gentilissimi,
E’ con grande entusiasmo che annunciamo l’avvio della raccolta di adesioni per la partecipazione al nostro campo scuola invernale.
L’evento si terrà dal 11 febbraio 2024 al 17 febbraio 2024, presso la baita in località Baìa, un luogo attrezzato per garantire una partecipazione accessibile e inclusiva.
Il nostro campo scuola è un’opportunità unica di trascorrere una settimana indimenticabile immersi nella bellezza dell’inverno con varie attività, laboratori e la possibilità di fare nuove amicizie.
Per informazioni sull’iscrizione o sulle attività scrivi a segreteria@fondazioneluciaguderzo.it o chiamami al 3487006555.
Termine ultimo per le iscrizioni il 31 dicembre 2023.
Ti aspettiamo!
Davide Cervellin
Presidente Fondazione Lucia Guderzo

“L’educazione all’autonomia la intendiamo così”

Radunare un gruppo di ragazzini con età inferiore ai sedici anni per passare un paio di settimane insieme in montagna. “Grande idea!”, sentiamo già ironizzare da parte dei soliti soloni, “lo fanno in tanti. Sarà mica originale!”. E invece sì: diciamo che è originale. Ovvio, non è originale il fatto che si raggruppino ragazzi per le vacanze estive. Mentre scriviamo il ricordo corre come il vento ai nostri anni giovanili, quando allievi dell’istituto Configliachi di Padova, ma anche di molti altri istituti italiani per ciechi, venivano ospitati per tre turni nella colonia di Asiago. E si ricreava esattamente lo stile dell’istituto: la suora che ci portava a camminare lungo le strade e i viottoli di montagna, che ci raccontava le storie o ci leggeva i romanzi, seduti per terra su un tappeto di aghi di pino, i giochi con i coetanei. Esattamente come in istituto, con la differenza che accanto ai tuoi compagni del resto dell’anno avevi quelli provenienti da altre città e da altre esperienze. Fine del ricordo personale e ritorno ai giorni nostri. Erano nostri anche quelli precedenti, ma si sono dissolti con il vento del tempo che soffia via tutto. Ai giorni nostri di oggi fioriscono i soggiorni estivi, con più di un vulnus, se ci è concesso: o ricreano le condizioni dell’istituto (anche se l’istituto non c’è più) o comunque sono (ci scusiamo per il termine) socio-assistenziali. Tradotto: i ragazzi vengono seguiti passo passo in un rapporto che non definiamo asfissiante per non apparire catastrofici, ma in un certo modo ossessivo, ritmato da operatori ed assistenti vari. Simili soggiorni un vantaggio lo hanno di sicuro: sono rassicuranti per i genitori, che sono protettivi ed apprensivi nei confronti delle loro creature. I soggiorni che piacciono a noi sono più liberi: lasciano molto all’autogestione, che significa autonomia, ossia ciò che dovrebbe rappresentare l’imperativo categorico di un disabile. Il caso Fondazione Lucia Guderzo è emblematico: non lo diciamo per interesse di bottega, ma perché i risultati sono lì a dimostrare che quella è la strada giusta da percorrere. Dodici ragazzini, sei maschi e sei femmine, hanno passato un paio di settimane sulle montagne del Tesino, al confine fra Trentino e Bellunese. Attenzione: dodici ragazzini normali. No, non abbiamo la puzza al naso se crediamo che un soggiorno che punta sulla ricerca dell’autonomia non possa ospitare persone con disabilità aggiuntive. Siamo convinti che (fuori dai disastri del politicamente corretto) si debbano perseguire obiettivi precisi. E’ scorretto pensare che un pluriminorato non possa condividere un progetto con un ragazzo che di deficit ha solo la vista? E’ scorretto pensare che disabili con il solo deficit della vista e loro coetanei con disabilità aggiuntive sono attori che devono recitare su palcoscenici diversi, perché se stessero insieme si danneggerebbero a vicenda? Venendo al soggiorno della Fondazione Guderzo, assistenza ridotta all’osso: una coordinatrice (encomiabile, sempre presente Daisy), un operatore (Riccardo) e poi tanti ospiti con cui dialogare, a cui chiedere informazioni, consigli e opinioni. Professionisti di vari settori, ma anche ospiti che conducono una vita lavorativa normale pur avendo un deficit visivo. Autogestione non significa lasciare al caso o alla buona volontà il programma: significa ragionare insieme sul da farsi, ma anche sui comportamenti collettivi ed individuali. Non per niente c’è il “filò” serale, in cui si conversa, si programma, si discute sulla giornata passata e, perché no?, si tira fuori quel che si deve tirare fuori, critiche e rimproveri compresi, se serve. Il soggiorno con obiettivo l’autonomia diventa un luogo di confronto anche sulle piccole (ma poi sono tanto piccole?) questioni quotidiane: tagliare le patate e i pomodori, separare l’albume dal tuorlo in un uovo (per rimanere sul collettivo), allacciarsi le scarpe (per entrare nel personale), intrattenere relazioni interpersonali (per scivolare nell’intimo). Insomma, qui c’è la vita vera di una piccola comunità. Soggiorno concluso con un concertino di piano e flauto, ma soprattutto con un dibattito fra i partecipanti, sereno e maturo, di ragazzi che hanno preso coscienza della loro situazione e che (bisogna dirlo, non era scontato) desiderano prenotarsi bell’e subito per la prossima estate.

di Giuliano Beltrami – Giornalista del quotidiano “L’Adige” di Trento

 

Lezione di informatica con l’utilizzo di un videoingranditore

“L’autonomia si impara fra le balle di fieno”

Anche quest’anno la Fondazione Lucia Guderzo ha voluto impegnare risorse ed energie nell’organizzazione del campo estivo dedicato alla ricerca di autonomia per i ragazzi ciechi o ipovedenti. Il campo si è svolto nel comune di Castello Tesino, in una splendida baita immersa nel verde. Quando sono andata per la prima volta a salutare i ragazzi ho avuto un attimo, solo un attimo, di sincero smarrimento e stupore: al nostro arrivo, infatti, qualcuno saltava e giocava tra le balle di fieno, mentre altri, in casa, si dedicavano alla preparazione della cena. Lo spazio verde intorno alla baita, ampio e modellato in posti in piano intervallati da salite e discese più o meno aspre, è ideale per consentire ai ragazzi di fare esperienza di orientamento in luoghi aperti. I dislivelli, infatti, possono rappresentare una difficoltà ma solo all’inizio, diventando poi buoni punti di riferimento per consentire a ciascuno di costruirsi la propria mappa personale. I ragazzi, tutti entusiasti dell’esperienza, mi hanno raccontato della loro gita a Venezia, del bagno nel bio-lago, una sorta di piscina naturale disinfettata senza l’impiego di cloro, delle loro esperienze in cucina, della loro felicità nello stare insieme, nonostante le esperienze e i percorsi diversi di ciascuno. Chi è bravo con l’informatica spiega quello che sa agli altri, e così via per le altre attività necessarie o ricreative. I ragazzi si aiutano tra loro e scoprono che non sono sempre solo destinati ad essere quelli che vengono aiutati, ma possono e devono anche mettere a disposizione i loro saperi ed il loro saper fare per gli altri. In generale la soddisfazione che provano nell’aiutare è grande e il fatto che un altro sappia fare una cosa nella quale loro non sono esperti li stimola a provare, a fare, a mettersi in gioco. Tra loro è un continuo confronto, non una competizione, ma il continuo e sano voler imparare dagli altri ciò che non si sa ancora fare, insegnando poi quello che si padroneggia meglio, nella consapevolezza che se un altro ragazzo cieco o ipovedente riesce a fare una cosa allora si può fare e si deve provare a farla. Qualche giorno dopo ho avuto l’occasione di visitare insieme a loro il Museo delle Scienze di Trento. Come è e come non è non ho portato il cane guida all’interno del museo e mi sono resa conto solo dopo averlo lasciato che avevo dimenticato il bastone bianco. Confesso di essermi sentita persa senza cane e senza bastone, ma subito i ragazzi hanno proposto varie soluzioni: chi mi voleva prestare il suo bastone, chi si è offerto di accompagnarmi, insomma io, che dovevo essere quella preparata a tutto e pronta ad offrire soluzioni, ero in difficoltà, mentre loro, che erano lì per imparare l’autonomia, non si sono persi d’animo e hanno offerto non una ma più possibilità.
La visita del museo è stata un successo, come del resto l’intero campo scuola. Ho visto ragazzi entusiasti di fare, genitori stupiti e fieri delle potenzialità e possibilità dei loro figli, organizzatori stanchi ma ragionevolmente soddisfatti dei risultati portati a casa.

di Antonella Cappabianca, dirigente Ordine dei Medici di Roma

 

La ragazzi in un momento di svago