“Le balle di fieno”

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Pubblicato il 15-09-2023

E’ finito ormai il tempo delle ferie agostane e mi sovviene quel tardo pomeriggio di fine luglio quando arrivando sui prati tagliati di Col Bellotti in località Baia di Lamon (Belluno) sono stato sorpreso dal vociare gioioso dei nostri ragazzi intenti ad arrampicarsi sulle grandi balle di fieno profumato che il contadino Giorgio aveva imballato il giorno prima raccogliendo il fieno secco dalla valle. Un esercizio quasi primordiale a scalare questi grandi cilindri saltando, ruzzolando a terra e poi ergendosi in piedi sulla sommità alzando le braccia al cielo. Altro che psicomotricità su un tappetino al chiuso di una palestrina! Altro che esercizi da didattica “psicoscientifica”! Qui siamo di fronte a ragazzi che con naturalezza vivono per qualche istante un momento autentico di libertà dimenticando le costrizioni e i limiti della cecità. A stare con loro qualche ora ho avuto la netta sensazione di quanto conti il carattere, l’intraprendenza, l’intelligenza, la curiosità, prima ancora dell’handicap visivo. Mi sono reso conto, ancora una volta, di quanto sia sbagliato anteporre l’handicap a tutto il resto nella costruzione e nello sviluppo della personalità dei nostri giovani. Il campo scuola 2023 mi ha rivelato ancora una volta la verità di alcuni assiomi come quello che ha più facilità a vivere bene e chi si sa adattare perché l’adattamento è una condizione primaria per stare bene. Al campo scuola c’è stato chi privilegiava le attività in cucina, chi sapeva pulire e tenere in ordine la casa, chi smanettava più facilmente con il computer, chi amava la lettura o chi preferiva svolgere attività manuali come preparare la legna da ardere, fare il bucato eccetera. E questa non vi sembra normalità??? Un ragazzino di undici anni ha saputo affrontare con perspicacia e spirito pratico il problema dell’intasamento del water causato da una ragazzina che aveva fatto cadere all’interno un rotolo di carta. Si è infilato un sacchetto sul braccio, ha tolto il rotolo che ostruiva e hoplà risolto il problema senza dosi massicce di soda caustica o l’intervento di un idraulico. Ecco l’intelligenza pratica! La capacità e il coraggio di affrontare i problemi cercando le soluzioni. Un’altra ragazzina invece erroneamente considerata solo cieca non si è saputa adattare. Nonostante i suoi dieci anni non voleva vestirsi e lavarsi da sola, non voleva fare nulla di quello che facevano i suoi compagni e continuando ad evocare la mamma diceva che era meglio il campo scuola dell’Irifor dove si va con i genitori. Così dopo solo una settimana gli organizzatori, proprio nello spirito dei principi ispiratori della Fondazione Lucia Guderzo, hanno invitato i suoi genitori a venirla a prendere per non creare delle dissonanze nello svolgimento delle attività degli altri undici ragazzi. Lasciando il campo, mi ha commosso Alessandro, un ragazzo cieco assoluto di tredici anni di Mantova che abbracciandomi mi ha ringraziato per avergli dato l’opportunità di scoprire che, nonostante la cecità, lui sapeva e poteva fare tante cose che fino a prima non sospettava nemmeno. Al campo scuola hanno partecipato come testimonial dei non vedenti che hanno contribuito a dare sicurezza e aumentare l’autostima nei ragazzi: Alessia massofisioterapista, Giuliano giornalista, Antonella avvocato, Stefania presidente scuola cani guida, Ferdinando direttore della Cooperativa Abilnova. Gli alpini, tante altre persone e organizzazioni hanno contribuito alla realizzazione di questa bellissima esperienza che pur essendo una piccola goccia nel mare infinito delle necessità di educazione e formazione, certamene ai pochi fortunati che vi partecipano ha fatto annusare il profumo autentico della libertà.

 

di Davide Cervellin – Presidente della Fondazione Lucia Guderzo

 

Momento di lettura assieme al presidente, Davide Cervellin

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