Strumenti storici per non vedenti

Stampa e scrittura codice braille

Da quando il braille è riproducibile con strumenti meccanici, non è più necessario scriverlo con tavoletta e punteruolo "in negativo": le cosiddette dattilobraille adottano un'architettura in tutto simile alle macchine da scrivere, ma sono provviste di sei tasti (relativi ai sei punti del codice braille) più lo spazio. Era solo questione di tempo perché l'avvento dell'informatica raggiungesse anche i bisogni dei ciechi: a partire dagli anni '70 vengono creati i primi modelli di stampanti braille che, pur se costose e rumorose, riescono a materializzare su carta un testo elaborato da un personal computer.

Blista (Marbug)

Uno dei primi prototipi di dattilobraille a carrello mobile, fu inventata nel 1899 da Oskar Picht a Marburg (Germania). Il foglio viene arrotolato attorno al carrello e la testina fissa imprime sulla carta (contro un “antagonista”, fisso anch'esso) i punti azionati dai sei tasti frontali; cambio riga e ritorno a capo avvengono manualmente.

Presenta 6 tasti, ciascun dei quali corrisponde ad un singolo punto braille, più il tasto centrale che funge da spazio e il tasto di ritorno indietro per la correzione di eventuali errate battiture, dopo una cancellazione manuale ad unghia del carattere errato. Anche con questa macchina la battitura avviene con la pressione contemporanea di tutti i tasti/punto che costituiscono il carattere da immettere.

Vi è anche in questo modello la leva libera carrello per poterlo posizionare in qualunque punto lungo la linea di scrittura. Sul carrello sono presenti due cursori mobili che consentono la limitazione della corsa dello stesso per consentire così la marginatura dell'area di scrittura. Anche questo modello risulta essere abbastanza rumoroso in fase di lavoro.

Dattilobraille (Perkins)

Inventata nel 1951 da David Abraham, nel Perkins Institute for the Blind di Watertown, Massachusetts (il più antico istituto per non vedenti degli Stati Uniti), è una macchina da scrivere basata sul codice braille. I sei tasti corrispondono ai sei punti della cella braille standard, ordinati per assecondare la comodità delle dita partendo da sinistra con la notazione 3-2-1 per la mano sinistra e 4-5-6 per la mano destra; la barra centrale produce uno spazio e i tasti laterali fanno: quello  all’estrema sinistra,  tornare indietro il carrello di una posizione, quello all’estrema destra avanzare una riga del foglio. Il carrello è semovibile, cioè oltre a fungere da contrappunto ai martelletti azionati dai tasti, può posizionarsi liberamente lungo la riga grazie alla leva posta sopra la tastiera; la Perkins è dotata inoltre di un campanello che avvisa quando ci si avvicina al margine laterale in modo da consentire una perfetta sillabazione delle parole. La carta viene inserita grazie a due rulli laterali e ruota attorno ad una barra con segmenti in rilievo che creano lo spessore necessario a non schiacciare i punti.

È sicuramente la dattilobraille più diffusa al mondo, e sin dagli anni '70 ha rimpiazzato quasi ovunque i metodi tradizionali come tavoletta e punteruolo; consente la lettura diretta del testo scritto punzonato in braille, l'operatore, vede immediatamente ciò che ha scritto.

Comet (Braillo)

Stampante braille per carta a modulo continuo, stampa su due facciate in braille a 6 o 8 punti, con una velocità fino a 100 caratteri al secondo, cioè fino a 4 pagine al minuto. Oltre a poter stampare sia su un foglio orizzontale che in verticale (stampa c.d. sideways), sia la lunghezza della riga che l'interlinea sono regolabili a piacere.

La Comet è in grado anche di riprodurre grafica semplice in rilievo, con diverse altezze/intensità dei punti. Può essere collegata ad un computer con porta seriale o parallela e veniva venduta con un software per gestirne le impostazioni.

Versapoint (TSI)

Stampante braille dalla capacità di circa 20 caratteri al secondo e una capacità di 30.000 caratteri in memoria (buffer) per permettere al computer di svolgere altre operazioni durante il processo di stampa. Il livello del rumore di stampa (85 dB) veniva solitamente ridotto inserendola alli’interno di un apposito casco insonorizzato.

Dispone di porte seriale e parallela, può essere configurata mediante i tasti funzione presenti sulla stampante o inviando i comandi richiesti per la configurazione direttamente  secondo le procedure previste dal sistema operativo Ms-Dos.

La gestione della stampa invece avveniva attraverso appositi programmi (come PCBra e Italbra). Usa carta a modulo continuo da 8 fino a 12 pollici, può stampare fino a 42 caratteri per riga e utilizza un meccanismo di stampa brevettato dalla TSI, ma può stampare solo su singola facciata.

Lettura dei caratteri a stampa

L'accesso all'informazione stampata ha rappresentato una delle sfide più grandi per chi è privo della vista. La strada verso l'autonomia ha preso inizialmente due direzioni, per poi concentrarsi su quella che è risultata dominante. La resa in rilievo dei caratteri poteva avvenire "tal quale" grazie all'Optacon, che era basato sui caratteri a stampa che tutti conosciamo; in alternativa, l'elaborazione digitale del Kurzweil (e di altri strumenti basati sullo stesso principio) era più versatile e partiva dal riconoscimento ottico dei caratteri per poi dare loro un suono grazie ad una sintesi vocale oppure tradurli in braille collegando un display a rilievo.

Optacon (TSI)

Strumento composto da piccola telecamera e da una superficie in grado di riprodurre in rilievo ogni forma che viene ripresa. Possibilità di interfaccia con un personal computer.

Lo strumento si compone di 2 parti principali: una minitelecamera che invia segnali attraverso un cavo ad uno stimolatore tattile. La “cella” su cui si forma l’immagine inviata dalla telecamera è composta da una matrice formata da 144 aghi metallici, 24 × 6 punti, fatti vibrare (e quindi messi in rilievo) da magneti piezoelettrici. Similmente, la telecamera è formata da una matrice speculare di 144 fototransistor 24 × 6; questa viene fatta scorrere sul testo che si desidera leggere, di modo che le lettere vengano ricreate in rilievo sul display tattile, e quindi permette la lettura diretta del cartaceo senza mediazione di codice braille.

La telecamera viene fatta scorrere lungo le linee del testo con la mano destra, mentre l’indice della mano sinistra rimane fermo sulla matrice ad aghi.

Sostituendo alla telecamera un apposito dispositivo, l’Optacon consentiva la lettura del testo direttamente dal monitor (che allora erano a tubo catodico) del personal computer.

Grazie a questo strumento, i non vedenti hanno  raggiunto  la qualifica di programmatore per la prima volta, anche senza conoscere il codice braille.

Optacon II (TSI)

L'architettura di base ed il funzionamento sono identici a quelli del modello precedente. Presente le funzioni aggiuntive di lettura diretta del testo visualizzato su un monitor a tubo catodico, catturandone ed elaborandone la fluorescenza. Inoltre poteva essere collegato al personal computer; è altresì più leggero e compatto, e permetteva una maggiore autonomia d'utilizzo.

Reading edge (Kurzweil)

È una macchina "composita", un vero sistema di lettura formato da uno scanner (il primo al mondo di tipo angolare), una scheda hardware, un software di riconoscimento ottico dei caratteri e un motore di sintesi vocale. Sorella minore della Reading Machine ideata da Rayomnd Kurzweil, è la sua versione più "portatile" ed economica, prodotta e commercializzata dalla Xerox a partire dal 1992 fino al 1996.

Lo scanner bidirezionale cattura una immagine del testo (un foglio o un libro aperto) posto sulla sua superficie; il programma di OCR (optical character recognization) lo analizza e lo trasforma in un file di testo digitalizzato e modificabile. A questo punto il programma di sintesi vocale può leggere il testo e produrre l'output audio, con diverse opzioni: normale, lettera per lettera, con o senza punteggiatura; il tono ed il volume della voce, oltre alla velocità di lettura, sono personalizzabili attraverso due manopole sul lato destro dell'apparecchio.

Vi è affiancata una piccola tastiera per creare e salvare specifiche configurazioni.

È stato uno dei primi sistemi di lettura automatico ad essere utilizzato come ausilio alle persone non vedenti.

Computer e display braille

L'avvento dell'informatica ha espanso in modo esponenziale gli strumenti e le possibilità a disposizione dei ciechi. Non solo diventava possibile scrivere, modificare, elaborare testi, fare calcoli, programmare e creare software, ma soprattutto per la prima volta era possibile non trovarsi vincolati al testo cartaceo. L'analisi dei dati (che fossero semplici testi o righe di codice) può finalmente avvenire grazie alle cosiddette "righe braille", cioè display fissi in aggiornamento costante che traducono nel codice braille ciò che viene visualizzato sullo schermo; l'immissione e la modifica dei dati ora è possibile anche con tastiere speciali, sul modello delle vecchie dattilobraille. Senza dimenticare che le schede audio interne ai personal computer ora possono vocalizzare quanto appare sullo schermo.

Braillemate (TSI)

Editor e lettore di testi, munito di una sola cella braille a 8 punti, a scorrimento programmabile.

È stato realizzato in due versioni: dapprima solo braille e successivamente anche con sintesi vocale integrata. Munito di tastiera braille tipo perkins a 8 punti più il tasto spazio, sono presenti due tasti shift per le operazioni di comando. È stato per così dire il primo palmare per ciechi.

Software a corredo: editor testi, rubrica telefonica, agenda, calcolatrice scientifica, gestione file oltre ad un calendario ed orologio integrato; attraverso l’editor può anche gestire i processi di stampa sia in braille che ad inchiostro. Connesso ad un pc può fungere da sintesi vocale esterna e può anche visualizzare sul monitor le proprie funzioni e programmi.

Ha due porte seriali e una parallela, oltre all’uscita per le cuffie; la sua memoria (128Kb) può essere espansa con una scheda esterna, peso 350 grammi. Funziona sia con l’adattatore che con una batteria ricaricabile.

David (Baum)

Personal computer delle dimensioni di un portatile che comprende un display e una tastiera braille, oltre alla sintesi vocale. È dotato di tecnologia OSCR, cioè un sistema di sensori ottici disposti lungo il display braille che riconoscono la posizione delle dita e spostano il cursore alla cella desiderata, per aprire poi le opzioni disponibili. La tastiera è composta da 9 tasti per la digitazione in braille, 3+3 per la navigazione posti ai lati della riga braille e 12 tasti-funzione riuniti in un pad numerico. Questi ultimi sono configurabili creando macro per personalizzare i comandi secondo le proprie esigenze. Il display braille a 40 celle è affiancato da 4 celle aggiuntive poste sulla sinistra, che indicano status e attributi. La sintesi vocale dispone di 3 lingue a scelta tra quelle disponibili (inglese, francese, spagnolo, tedesco e italiano). Dispone di una porta VGA per connetterlo ad un monitor, oltre ad una porta seriale ed una parallela, ha la possibilità di aggiungere una tastiera QWERTY esterna. Il sistema operativo usato in partenza è l'MS-DOS 4.01, aggiornato poi alla versione 5.1 (incluso al momento dell'acquisto). Dal punto di vista del software, è basato sul VISION, un ambiente desktop con funzionalità di modifica testi, database, gestione file, comunicazione, calcolatrice/calendario... inoltre dispone di SWING, un programma che traduce in braille contratto di grado 2 il contenuto dello schermo o interi files. Funziona sia con l'alimentatore che con la batteria (durata della carica: 5 ore), è fornito con una valigetta per il trasporto ed era prodotto in due colori: rosso e nero. Il modello 386 ha un processore intel da 20MHz, 6 MB di RAM, un hard disk da 80 MB e un lettore floppy da 1.44. Dal 1994 in poi si è passati alla versione con processore 486 e lettore cd.

Braillenote (Humanware)

È un display braille (a 18 oppure 32 celle) che permette di prendere appunti, basato sul sistema operativo Windows CE. Consente la lettura, la scrittura e la modifica di testi informatici; converte in braille e dal braille, rendendo possibile la stampa sia in nero che in rilievo senza ulteriori formattazioni. Ha una tastiera perkins a 9 tasti (+ 4 tasti funzione) per input ed anche una sintesi vocale, oltre al display, per l'output. Può gestire e-mail e rubrica, oltre a calcolatrice e calendario/agenda. È dotato di porte seriali e parallele per connetterlo a monitor o stampanti, una porta ad infrarossi, uno slot PCMCIA, un modem interno e un hard disk di 5 MB. Funziona con l'alimentatore o a batteria (una carica completa dura 21 ore) e la sua capacità può essere estesa con memorie aggiuntive. Non è stato molto diffuso, in Italia, a causa della scarsa flessibilità del software di base, e di un team di riferimento della casa costruttrice poco presente ed inaffidabile nello sviluppo del prodotto.

Brailloterm 80 (KTS)

Display braille a 80 celle (esiste anche la versione a 40) in grado di visualizzare istantaneamente in codice braille il testo presente sul monitor e di aggiornarsi seguendone i contenuti. Dispone di 12 tasti-funzione personalizzabili, più due tasti ai lati della riga braille da usare per la navigazione. Qualsiasi programma dotato di un’interfaccia testuale (fino alla metà degli anni ’90 questo comprendeva la quasi totalità del software utilizzato) poteva essere gestita dal terminale braille; ciò ha permesso a moltissimi non-vedenti di utilizzare software di videoscrittura, inserimento dati e programmazione. L’eventuale inserimento di dati avveniva tramite la normale tastiera del pc.

La BT80 si connette al personal computer per mezzo di una scheda hardware dedicata, non un semplice cavo parallelo/seriale: in questo modo si ha il beneficio di poter controllare tutte le informazioni di caricamento dei programmi e persino del sistema operativo, che era l’MS-DOS.

Le 80 celle sono state decise proprio sulla base dello standard adottato da MS-DOS, che prevedeva per ogni schermata 80 colonne e 25 righe: con i tasti di navigazione si poteva raggiungere direttamente il numero di riga desiderato. La modalità di lettura normale è vincolata alla posizione del cursore sullo schermo, ma è possibile “sganciarsi” e navigare liberamente con i tasti, che portano di carattere in carattere (a destra e sinistra) e di riga in riga (in alto e in basso). Un segnale sonoro avvisa dell’approssimarsi del fine-riga.

Videobraille (Tiflosystem/Tiflotel)

Display braille di fabbricazione italiana, nato dalla collaborazione tra Tiflosystem e Tiflotel, prodotto a partire dal 1992. È munito di un display da 20 o 40 caratteri con cursor routing ed era alimentato anche a batteria.

Oltre ai tasti di cursor routing posti in corrispondenza di ciascuna cella, presenta anche 8 tasti operativi posti ai lati della riga braille (4 sulla destra e 4 sulla sinistra) che servono per la navigazione del testo. Ne vennero venduti ben 500 pezzi in Italia.

B.I.T. (Telesensory)

Il Braille Interface Terminal (B.I.T.) è un display braille a 20 celle che si collega al personal computer con un’apposita scheda hardware. Come gli altri display, visualizza in Braille (qui limitatamente al codice a 6 punti) le informazioni presenti sullo schermo; in particolarità la BIT può muoversi nel testo sia attraverso i comandi a tastiera che tramite un apposito joystick. Presenta inoltre i tasti (6 più lo spazio) per l’operatività dello strumento e anche per immettere dati nel computer. Ci si può muovere alla fine di una riga dello schermo, ricercare un punto esatto o una parola del testo. Esisteva anche un software che permetteva d’interfacciare la BIT con la Versabraille.

EGG

Chiamato EGG TB2000T, è il primo strumento interamente costruito in Italia ad integrare un display braille elettromeccanico (di produzione italiana anch'esso) in un personal computer completo. Il primo PC per ciechi, costruito dall'ing. Lampiano e dai suoi collaboratori Cicalè, Pellistri e Zampogna in quell'area del Piemonte che fu chiamata la "Silicon Valley" italiana, abbina un computer basato sull'architettura Apple II della MacIntosh, completo di tastiera estesa, ad una barra braille da 40 celle realizzata dalla Tiflotel, analoga a quelle già impiegate nell'adattamento delle postazioni lavorative dei centralini telefonici. Integra un software per scrittura ed elaborazione dati, e lo scambio dei dati poteva avvenire grazie a due unità floppy da 5,1/4"; particolare interessante era la possibilità di leggere i testi del televideo. La filosofia del progetto fu quella di realizzare uno strumento che non solo permettesse al cieco di operare con il personal computer ma sopratutto di interfacciare agevolmente i due mondi (vedenti e ciechi), per questo motivo aveva anche un monitor ad uso dei vedenti. All'epoca della sua presentazione, nel 1984, costava 12 milioni di lire.

L'ingrandimento elettronico

Alla fine degli anni '80 si consolida il mercato dei videoingranditori anche in Italia, soprattutto tra gli anziani. L'offerta è quasi esclusivamente straniera, poiché i principali produttori sono Americani, Tedeschi e Svedesi; fa eccezione Polifemo, strumento progettato e costruito a Pisa dalla LACE Elettronica. Accanto alla qualità dell'immagine l'elemento che orienta la scelta è un design piacevole e poco ingombrante (come nell'IDEA).

Voyager (VTEK)

È un videoingranditore portatile, dotato di uno schermo da 14 pollici in bianco e nero; il nome "Voyager" deriva dalla presenza della maniglia sul monitor, che permette un comodo trasporto dell'apparecchio.

La telecamera presente lavora su livelli di zoom da 5x a 50x (o da 4x a 60x a seconda del modello); sono previste due modalità di resa grafica: nero su bianco o in negativo, oltre alla possibilità di messa a fuoco manuale. Il carrello su cui poggia il materiale da leggere si muove sugli assi x/y grazie a cuscinetti; l'altezza del monitor è regolabile. Si può intervenire sulla luminosità e l'ingrandimento grazie alle manopole frontali.

Idea (Tiflosystem/Sèleco)

Prodotto interamente italiano nato dai laboratori della Zanussi in collaborazione con la Tiflosystem, commercializzato a partire dal 1992. IDEA (acronimo di Ingranditore per Disabili E Anziani) è il primo strumento che coniuga le funzioni avanzate di un videoingranditore (zoom, inversione in negativo, cambio colore, autofocus) a quelle di un televisore portatile. La base ergonomica, che raggruppa il tutto in un design compatto, è dotata di leggio con scorrimento sugli assi xy: partendo da un classico televisore a colori a tubo catodico con opportune modifiche hardware poteva essere commutato da televisore a video ingranditore; la telecamera era montata sullo chassis dove è fissato il televisore, ma questo poteva funzionare anche autonomamente per le trasmissioni televisive. Il monitor è regolabile in altezza, mediante una manopola posta sul retro, per consentire entrambe le modalità di utilizzo. Oltre al telecomando standard per il televisore, grazie ai comandi presenti sull'unità è possibile regolare l'ingrandimento (fino a 40 volte), luminosità/contrasto e resa cromatica: Bianco/Nero, Verde, Ambra, Colori.

System200 (Magnilink)

È un videoingranditore da tavolo, dotato di un piano semovente di 50 per 60 cm, su cui poggiare il materiale da ingrandire che può arrivare quindi fino al formato A3. Lo zoom va da 5x a 30x, con un campo focale che arriva fino a 75 millimetri dal piano.

Dispone di due lampade da 7W e di un monitor, in bianco e nero, che ha la diagonale di 12" e può visualizzare anche in negativo, ad una risoluzione di 500 righe per 500 colonne; la luminosità è regolabile, ed inoltre il sistema è dotato di un meccanismo di riduzione dello sfarfallio delle immagini.